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	<title>Centro Studi Airone</title>
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	<description>Centro Studi Airone</description>
	<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 09:47:03 +0000</pubDate>
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		<title>Primo via libera dell’Icann al prefisso «.xxx»</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 10:17:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il dibattito va avanti dal 2000, anno in cui la richiesta  della creazione di un suffisso internet «.xxx» per i siti con materiale  pornografico è stata rifiutata per la prima volta.

Da allora l’Icann,  l’organismo che gestisce gli indirizzi web, ha rispedito al mittente —  l’americana Icm Registry, che vorrebbe monetizzare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Il dibattito va avanti dal 2000, anno in cui la richiesta  della creazione di un suffisso internet «.xxx» per i siti con materiale  pornografico è stata rifiutata per la prima volta.
<span id="more-70"></span>
Da allora l’Icann,  l’organismo che gestisce gli indirizzi web, ha rispedito al mittente —  l’americana Icm Registry, che vorrebbe monetizzare la vendita dei nuovi  indirizzi — la medesima domanda altre due volte.
Ieri è invece arrivata la svolta, un segnaled’apertura da parte dell’agenzia a dare il via libera alla dicitura, da  sempre osteggiata da associazioni e governi perché considerata il  viatico per un’ulteriore diffusione della pornografia online. Che è un’industria fiorente,  capace di generare 5 miliardi di dollari l’anno, con un numero  crescente di navigatori che spende sui 370 milioni di siti con materiale  «hard» (il 12% del totale dei siti web) oltre tremila dollari al  secondo. Considerate queste cifre, è ovvio come la questione non sia  tanto di natura morale, quanto originata da considerazioni prettamente  economiche. La Icm infatti ha calcolato che con la commercializzazione  degli indirizzi «.xxx» si guadagnerebbero almeno 30 milioni di dollari  l’anno.
Ma le motivazioni esposte da Stuart Lawley,  a capo della cordata statunitense, puntano invece su quelli che  sarebbero i vantaggi sociali che farebbero seguito alla creazione su  Internet di un distretto a luci rosse: «Chi cerca materiale pornografico  saprebbe dove trovarlo, chi invece vuole evitarlo non correrebbe più il  rischio di finire per sbaglio su siti osceni». Anche i filtri  automatici dei browser potrebbero bloccare l’accesso a contenuti non  voluti con maggiore precisione, conclude Lawley. E forse è stata proprio  questa l’argomentazione vincente. Dato che a opporsi alla creazione dei  siti «.xxx» c’è anche una larga parte dell’industria del porno. Che  teme, con i nuovi indirizzi «autodenuncianti», di essere sottoposta a  maggiori controlli e censura.
Fonte: www.corriere.it]]></content:encoded>
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		<title>Apple aggiorna la linea iMac</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 10:05:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Apple ha annunciato l’aggiornamento della linea iMac, gli all-in-one più famosi al mondo



con i processori Core i3, i5 e i7 di Intel e le schede video Radeon HD 5670 e 5750.

L’utente può comunque personalizzare la configurazione base  aggiungendo componenti hardware che considera più utili alle proprie  esigenze, tra cui una maggiore quantità di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<strong>Apple</strong> ha annunciato l’aggiornamento della linea iMac, gli all-in-one più famosi al mondo

<span id="more-57"></span>

con i <strong>processori Core i3, i5 e i7</strong> di Intel e le <strong>schede video Radeon HD 5670 e 5750</strong>.

L’utente può comunque personalizzare la configurazione base  aggiungendo componenti hardware che considera più utili alle proprie  esigenze, tra cui una maggiore quantità di memoria o un disco a stato  solido.

Nel <strong>modello entry level da 21,5 pollici</strong> scompare definitivamente il Core 2 Duo per far posto ai Core i3 con frequenze di clock pari a 3,06 GHz e 3,2 GHz, mentre nel <strong>modello da 27 pollici</strong> trovano posto il Core i3 a 3,2 GHz e il Core i5 a 2,8 GHz. La dotazione  hardware in comune a tutti gli iMac include il display retroilluminato a  LED con tecnologia IPS (1920×1080 pixel per il 21,5 pollici, 2560×1440  pixel per il 27 pollici), 4 GB di memoria DDR3 a 1333 MHz, quattro porte  USB 2.0, una porta Firewire 800 e uno slot per memory card SDXC.

La connettività è assicurata dai moduli AirPort Extreme 802.11n e  Bluetooth 2.1+EDR, dall’interfaccia Gigabit Ethernet e dalla webcam  iSight. La Wireless Keyboard e il Magic Mouse sono di serie, ma il nuovo  <strong>Magic Trackpad</strong> è disponibile solo come accessorio ad un prezzo di 69 euro.

L’iMac da 27 pollici ottiene un incremento delle prestazioni grafiche con la <strong>ATI Radeon HD 5670</strong> (512 MB di memoria DDR3) e la <strong>Radeon HD 5750</strong> (1 GB di memoria GDDR5), mentre il modello da 21,5 pollici, oltre alla  Radeon HD 5670, integra anche la “vecchia” Radeon HD 4670 con 256 MB di  memoria GDDR3.

Come detto, è possibile aumentare la dotazione di memoria fino a 16  GB, scegliere il processore Core i7 a 2,93 GHz (costo aggiuntivo di 180  euro) e un <strong>SSD da 256 GB</strong> (a 540 euro) per l’iMac da 27 pollici, che può sostituire o aggiungersi al disco tradizionale con capacità fino a 2 TB.

I prezzi variano tra i <strong>1.199 euro</strong> per il modello da 21,5 pollici con CPU Intel Core i3 a 3,06 GHz e i <strong>1.999 euro</strong> per il modello da 27 pollici con CPU quad core Intel Core i5 a 2,8 GHz.

Fonte: www.onehardware.it]]></content:encoded>
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		<title>Attenzione alle lettere del Registro Italiano in Internet</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 10:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Arriva con la posta ordinaria, porta la firma del “Registro Italiano in Internet per le aziende” ma non è il NIC “Network Information Center per l’Italia”  che è l’unico vero “Registro dei domini Internet .it”.

Ecco cosa succede:
arriva una lettera che riporta l’intestazione “Registro Italiano in internet per le imprese”

ad una lettura superficiale sembra che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Arriva con la posta ordinaria, porta la firma del “Registro Italiano in Internet per le aziende”<span id="more-52"></span> ma non è il NIC “Network Information Center per l’Italia”  che è l’unico vero “Registro dei domini Internet .it”.

Ecco cosa succede:
arriva una lettera che riporta l’intestazione “Registro Italiano in internet per le imprese”

ad una lettura superficiale sembra che si tratti di una verifica dati dell’intestatario del dominio proveniente dal registro ufficiale, ma guardando il piede del foglio riporta i dati di una azienda tedesca

il secondo foglio della lettera chiede di attivare un servizio, se rispedite la lettera compilata  accettate di pagare Euro 958,00 ogni anno per 3 anni.
La disdetta è prevista almeno 3 mesi prima dalla scadenza.

Questa azienda non ha alcun “diritto” sul vostro dominio questa lettera è una proposta commerciale, non c’è alcun obbligo ….

Se avete dubbi sulla scadenza dei Vostri servizi Web e del Vostro dominio, prima di firmare, inviare una email al Vostro internet Provider (spesso si confonde questa tipologia di lettera con quella relativa alla scadenza e cancellazione del proprio dominio, inviando il fax senza leggere attentamente).

La sola fonte autorevole per la registrazione e gestione dei domini.IT in Italia è il “Registro del ccTLD ‘it”, www.nic.it che già in precedenza aveva avvertito i MAINTAINER, cioè le aziende provider accreditate presso di loro per la registrazione dei domini.it, ad avvertire e informare i propri clienti sul fenomeno delle lettere inviate dal “Registro italiano in internet per le imprese”, del tutto estraneo al “Registro del ccTLD ‘it”.]]></content:encoded>
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